Bruno GIORGI

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Data di nascita: 
20/11/1940
Comune di nascita: 
Pavia (PV)
Stagioni: 
1983-1986
Note biografiche: 

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Bruno Giorgi (Pavia, 20 novembre 1940 – Reggio Emilia, 22 settembre 2010) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo terzino.

Bruno Giorgi arriva alla guida del Vicenza nella stagione 1983-84. All'epoca quarantatreenne, 400 partite giocate in A e B, un passato da allenatore diviso fra panchine del nord e del sud d'Italia, questo tecnico taciturno e carismatico, votato a un'idea di calcio “aperto”, combattivo, senza tabù culturali né in fase difensiva né all'attacco, guida il Vicenza in un primo, fondamentale campionato di C. In questo anno continua con la sua filosofia, puntando su elementi di categoria mischiati a nomi di un certo prestigio in cerca di riscatto. Promuove nella rosa maggiore un sedicenne Roberto Baggio che era stato lanciato da Bruno Mazzia nelle ultime giornate del campionato 1982-83. A dicembre firma il prolungamento del contratto anche per l'anno successivo. Il Vicenza chiude il campionato al terzo posto con 47 punti, diciassette vittorie, tredici pareggi, quattro sconfitte e con un super toto Rondon capocannoniere con 24 gol, salgono in serie A Parma e Bologna con 48 punti, quest'ultima vince uno scontro diretto con il Vicenza a tavolino per 0-2 perchè il portiere felsineo, l'ex Massimo Bianchi, viene colpito al capo da una monetina da 100 lire lanciata da uno sconsiderato tifoso berico. Nella stagione 1984-85 c'è un po' di amarezza nell'ambiente biancorosso ma tanta fiducia nel “timoniere” mister Giorgi che rimescola le carte in tavola dando il via libera a qualche senatore per far posto a forze nuove. Al termine del girone di andata il Vicenza si colloca al terzo posto. Bruno Giorgi accetta le offerte del presidente Maraschin e firma l'impegno per l'anno successivo. Il torneo finisce con il Vicenza al secondo posto alla pari del Piacenza, si va così allo spareggio di Firenze dove la compagine biancorossa, seguita da 9000 fedelissimi, vince per 3-1 ai supplementari.

Bruno Giorgi nella stagione 1985-86 comincia così il suo terzo anno come allenatore del Vicenza. Il tecnico reggiano conferma l'intelaiatura dell'anno precedente, operando pochi ma azzeccati innesti. L'avvio in campionato del Vicenza è ottimo, ma ad ottobre il mister si preoccupa egualmente di rinforzare la difesa portando in squadra Cesare Cattaneo. A dicembre Maraschin strappa a Giorgi l'accordo per la permanenza del tecnico anche durante la stagione successiva. Il Vicenza finisce il campionato in maniera esaltante al terzo posto, diventando una delle formazioni più spavalde e travolgenti viste giocare dopo il Real Vicenza, ma gli verrà negato il passaggio in serie A per il “caso scommesse bis” infatti dopo le indagini dell'Ufficio Inchieste della Figc per le gare Monza-Vicenza e Vicenza-Lazio il 5 agosto 1986 viene ufficializzato l'annullamento della promozione. Nella stagione 1986-87 preferisce accasarsi a Brescia.

Muore il 22 settembre 2010 a 69 anni a causa di un male incurabile.

Bruno Giorgi viene ricordato oltre che come bravo allenatore, anche come un vero signore.


Giorgi il mago delle promozioni ( La Nobile provinciale 2)

Quando Giorgi arrivò a Vicenza, qualcuno storse il naso. Si presentava, è vero, con un curriculum di tutto rispetto ( promozione dalla C alla B con la Nocerina prima e col Padova poi), ma non era ancora un “nome” nel mondo del pallone, tanto che molti vicentini gli avrebbero preferito un nome di maggior lustro. Scegliere quel giovane trainer fu invece per Maraschin un atto di coraggio oltrechè, a conti fatti, di lungimiranza e fiuto calcistico. Vicenza non ha mai goduto di particolare nomea come piazza “mangiallenatori” eppure, all'epoca, non si presentava affatto tranquilla. Bruno Giorgi si presentò in via Schio a muso duro, con le sue credenziali di tecnico della chiarezza. E il suo programma non si spostò di una virgola. “Voglio riportare al Menti il grande pubblico” disse in una delle sue prime interviste “e ridare alla città il ruolo che le compete nel calcio professionistico”. Mantenne entrambe le promesse, guidando la squadra alla doppia promozione e portando allo stadio (nell'ultima stagione) una media di 16.500 spettatori a partita. I tifosi biancorossi, in un triennio, conobbero così i vari volti del “suo” Vicenza, da quello più tecnico e compassato dei “senatori” Lutterotti, Bigon e Grop, a quello più dinamico, tutto sbilanciato in avanti dei Messersì, Rondon e del golden boy Baggio, fino all'ultimo entusiasmante gruppo, impostosi all'insegna dell'esplosione di Savino e Fortunato. E' riduttivo, tuttavia, parlare di lui in termini cronistici. Quel che colpiva chiunque lo incontrasse erano il tratto e lo stile. “Il mondo del calcio” disse, ben prima che scoppiasse il “caso” delle scommesse “evidenzia aspetti poco chiari e questo è mortificante. Il nostro compito all'interno dell'ambiente, deve essere quello di eliminare i rami secchi e lo si può fare solo con l'esempio di un lavoro corretto e secondo coscienza. Io cerco di non dimenticare mai che non tutto è dorato come può apparire. All'inizio, a Empoli; guadagnavo 300.000 lire al mese ed avevo già una famiglia da mantenere. Ho cominciato dal basso, io. So che in questo mestiere ci sono poli estremi fatti di grandi soddisfazioni e di grandi mortificazioni. Mi ricordo grandissimi sacrifici: quando i miei coetanei il sabato andavano nelle balere a divertirsi io mi infilavo a letto perchè la mattina successiva dovevo giocare. Ed ero semplicemente tra i dilettanti... Sono passato dal Vigevano al Palermo, subito dopo la morte di mio padre, con una valigetta in mano, senza sapere cosa mi aspettava. Non tutti sono temprati per certe situazioni, ma è da lì che parte la carica vincente”.

Arrivato come allenatore difensivista , quasi catenacciaro, Giorgi si divertì a smentire subito la nomea. Col ciclo biancorosso cancellò quella immagine a suon di reti e di bel calcio: 149 goals segnati nel triennio, con 15 partite perse, 44 pareggiate e ben 57 vinte! Quando lasciò Vicenza, proprio alla vigilia dello scoppio dello scandalo, qualcuno parlò di fuga. Non Maraschin, che gli volle bene fino all'ultimo. E nemmeno la squadra con cui condivise tante soddisfazioni. Da parte sua il tecnico non ha mai nascosto di aver lasciato la città un po' del suo cuore:

“Di Vicenza ho un ricordo bellissimo, incancellabile. Un ricordo che condivido con tutta la mia famiglia. Mi resta il rimpianto per essermene andato per mancanza di interlocutori certi e comunque si stava giocando una partita sulla pelle del pubblico che non potevo coprire attraverso il nome di Giorgi. C'era troppa aria di smobilitazione. E se poi, fortunatamente, questa smobilitazione non c'è stata, beh, meglio per il Vicenza”.

 


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