Giuseppe FARINA

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Data di nascita: 
25/07/1933
Comune di nascita: 
Gambellara (VI)
Stagioni: 
1968-1980
Note biografiche: 

Il Dott. Giuseppe Farina detto "Giussy" fu presidente del Lanerossi Vicenza dal 1968 al 1980.

Mercoledì 7 Settembre 2011,
«Non ho mai fatto nessun accordo, né con l'Atalanta, né con altre squadre». Tirato in ballo da Luciano Marangon nella sua autobiografia «Luna tonda» per una presunta mancata «combine» all'origine della retrocessione in B del Lanerossi Vicenza nel 1979, l'ex presidente (dal 1968 al 1981) Giussy Farina interviene per fornire la sua versione dei fatti.
«Smentisco qualsiasi accordo. Nella mia vita calcistica non ho mai fatto queste cose, primo perché non facevano parte della mia natura, secondo perché ho visto che tutti gli affari di questo genere sono sempre venuti alla luce, soprattutto nel mondo del calcio. E difatti in 13 anni al Vicenza e 4 al Milan non sono mai stato squalificato per illeciti sportivi di alcun genere».
È vero che all'inizio lei non credeva molto nelle qualità di Paolo Rossi e che lo prese dalla Juventus solo in aggiunta a Vinicio Verza?
«Confermo che su di lui inizialmente non si facesse gran conto, perché era arrivato dal Como senza tre menischi, tanto che inizialmente giocò perché se ne era andato dal ritiro Vitali. La sua esplosione fu una grande sorpresa per tutti».
Sempre a riguardo di Pablito, Giorgio Carrera ha dichiarato in un'intervista che quando andò alle buste con la Juventus lei non fece gli interessi della società. Tornano indietro, si comporterebbe allo stesso modo? «Riconosco che quella fu una decisione di natura sentimentale, perché le soddisfazioni che ci aveva dato Paolo erano tali che al momento di decidere venni sopraffatto dal cuore. Conoscendomi, però, penso che lo rifarei».
Lo sa che la società è in vendita da quasi due anni? Ha qualche consiglio da dare all'attuale presidente (e socio di riferimento) Cassingena?
«Sono fuori da troppo tempo per potermi permettere. L'unica cosa che potrei consigliargli, guardando all'esempio del Lanerossi di allora, del Chievo e del Villareal di oggi, è quella di attuare una politica saggia dal punto di vista amministrativo. Meglio spendere 10 milioni oggi che 4 per dieci anni di fila».
Cosa significa?
«Che sarebbe preferibile fare uno sforzo per cercare di tornare in serie A e vedere poi cosa succede che accontentarsi di vivere alla giornata».
La Banca Popolare contava così tanto anche ai suoi tempi?
«Gli istituti di credito sono sempre stati importanti nel calcio, perché assicuravano la liquidità che ci mancava».
Quali sono i giocatori che ricorda con più effetto nei suoi 13 anni alla presidenza del Vicenza?
«Il primo che mi viene in mente è Carantini, uno come lui lo prenderei anche se dovessi fare la Coppa dei Campioni. Magari era modesto in quanto a levatura tecnica ma aveva una grinta, una volontà ed una serietà non comuni. Tra quelli che avuto sotto il profilo umano ricordo anche gli altri che mettevano le proprie doti al servizio del collettivo, come Sormani, Cinesinho, scomparso da pochi mesi, Carrera, Lely».
L'allenatore cui è rimasto più legato?
«Sono due, Puricelli e G.B. Fabbri: così diversi tra di loro ma accomunati da una grande passione e umanità che riuscivano a trasmettere ai giocatori sul campo».
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