Pietro MALTAURO

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Comune di nascita: 
Recoaro
Stagioni: 
1957-1963
Note biografiche: 

L' Ingegner Pietro Maltauro fu presidente del Lanerossi Vicenza dal 1957 al novembre del 1963.

Sindaco di Recoaro per 10 anni, titolare di una grossa impresa di costruzioni, fu presidente per sette anni, a lui si deve il merito di aver portato al Menti, prima Lerici e poi il grande Vinicio. Lasciò la presidenza con un bilancio in attivo di 32 milioni ed il Vicenza campione delle "Provinciali". Diceva: "temo sempre l'abitudine: è un sottile veleno. Subentra l'assuefazione. Ci si immobilizza nel potere. Ci vogliono uomini nuovi, con idee nuove, non solo nel settore del calcio...".

Il "segreto" del successo della sua presidenza va individuato nella serietà della conduzione, nel rigore amministrativo con il punto fisso del bilancio, nell'umanità: un rapporto umano sentito profondamente con i tecnici, i giocatori, il pubblico i giornalisti, gli arbitri e ancora nelle tre qualità che secondo lui occorrevano ad un capo: ideale-integrità-coraggio. 

Accettò la presidenza coraggiosamente, consapevole della sua incompetenza calcistica, restituì la "firma" in Banca a quei consiglieri che lo avevano votato il giorno prima presentando le dimissioni il giorno dopo.

Voleva undici "combattenti" in campo: saldi, vigorosi e ardenti. Il pubblico di Vicenza non poteva pretendere la "classe", esigeva sempre l'impegno, il combattimento dei suoi ragazzi.

Piero Maltauro aveva anche un enorme progetto in testa (che rimase tale per il grosso rischio, il tempo e la dedizione da pioniere che non poteva avere a causa dei suoi impegni professionali), creare la squadra Veneta, con il pilastro baricentrico del Vicenza, riunire tutti i giocatori veneti e tifosi, uno Stadio nuovo fra Vicenza e Padova, servito da una rete autostradale, con ampi parcheggi di approdo per tutti i veneti da Verona a Udine e Ferrara, per tenere testa alle grandi squadre metropolitane e nazionali.

Un ricordo del presidente Maltauro: "C'era il Milan a Vicenza. In tribuna, accanto a me, Rizzoli e Spadaccini mi dissero: " Ma che gli date? Bistecche di cavallo?". Il Milan perse. Negli spogliatoi si precipitò un tifoso. si levò un orologio d'oro dal polso e lo diede all'allenatore. A chi darlo? Si fecero undici bigliettini. Ogni giocatore votò il compagno più meritevole: saltò fuori solo un nome: De Marchi. Era il compagno che non aveva l'orologio, non il migliore della partita.

Per raggiungere l'efficienza ed il risultato aveva anche deliberatamente rinunciato ai giocatori stranieri (unica squadra di Serie A). 

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