13.11.08

Lettera del Direttore Generale della FAO a Roberto

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Roberto dona la maglia azzurra a Jacques Diouf, Direttore Generale della FAO.


PER ROBERTO BAGGIO

Voglio esprimerLe, a nome mio e a quello di David Richards, Presidente dell'Associazione delle Leghe Euoropee di Calcio professionistico, così come di Emanuel Macedo de Medeiros, Direttore Generale dell'Associazione delle Leghe Europee di Calcio professionistico, i miei più sinceri ringraziamenti per la Sua partecipazione alla cerimonia di lancio della campagna mondiale di solidarietà "Il Calcio contro la Fame", che ha avuto luogo il 15 ottobre scorso a Roma.

Le parole che ha pronunciato in quella occasione hanno testimoniato una volta di più il grande impegno con il quale sta esercitando il ruolo di Ambasciatore di Buona volontà della FAO, mettendo il Suo talento, il Suo carisma e la Sua immensa popolarità al servizio di una delle cause più nobili che esistano: assicurare il cibo a tutti.

Questo avvenimento ha rappresentato una tappa chiave nell'impegno del Calcio Mondiale nella lotta contro la fame e la povertà ovunque nel Mondo, in vista degli obiettivi del Vertice Mondiale dell'Alimentazione e del Millennio per lo Sviluppo (OMD), mirato a trasmettere alla Comunità Internazionale un messaggio d'urgenza e di speranza per la realizzazione dell'iniziativa "Cibo per tutti".

Esprimendo nuovamente la mia gratitudine per il Suo sostegno all'impegno della FAO, La prego di voler accettare, Signor Roberto Baggio, i miei più distinti saluti.

Cordialmente, Jacques Diouf (Direttore Generale della FAO)


Qui di seguito potete scaricare il documento originale:Download file

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11.11.08

Un po' di calcio

Qui di seguito la breve intervista concessa da Roberto a "La Nuova Sardegna"


Roberto Baggio segue con attenzione il campionato, lo analizza con interesse e competenza. Spende una buona parola anche per il suo Vicenza, distante soltanto quattro punti dal vertice della serie B, cioè dalla A.

Baggio, il campionato quest’anno è più equilibrato.
«Sicuramente è più affascinante perché coinvolge più squadre, più tifosi e fa gli interessi di voi e giornalisti».

Inter meno forte rispetto al passato campionato?
«Forte come prima però deve assimilare ancora il modulo e la mentalità del suo allenatore. Comunque è prima in Italia e al comando del suo girone di Champions league, quindi i risultati sono soddisfacenti».

Mourinho, simpatico o antipatico? Bravo o un buon venditore del suo progetto?
«Lo conosco poco, un giudizio così netto non me la sento di darlo. A vederlo e sentirlo in televisione mi sembra simpatico, lo trovo divertente quando battibecca con i giornalisti, se li beve tutti partendo prima col dar loro ragione, poi passando a spiegare le sue ragioni, infine facendo tacere tutti gli interlocutori. I risultati ottenuti in

Portogallo e in Inghilterra sono straordinari, fanno curriculum, altro che bluff».
Juventus: Del Piero dipendente?
«Ale è un fenomeno. Quando voi giornalisti pensavate e scrivevate che era finito, vi ha smentito a suon di gol, di prodezze balistiche, di comportamenti seri, molto professionali. Ale è fenomenale in campo e fuori, esigente prima di tutto con sè stesso. Un capitano esemplare per i giovani, una guida per i nuovi, un collega fedele e corretto con i vecchi bianconeri come Nedved, Camoranesi e Buffon. Direi che è il marchio di qualità di questa Juventus, secondo me capace di farsi valere fino alla fine in campionato e in Champions League».

Scudetto, una questione milanese?
«Non escluderei l’exploit dell’Udinese e ho simpatia per il Napoli. La Lazio a due punti dall’Inter prima in classifica è la sorpresa delle prime undici partite di campionato, ha un attacco formidabile, un paio di attaccanti di valore internazionale come Pandev e

Zarate. La Roma, bella e divertente fino a qualche mese fa, è come una bella donna sfiorita. Servirà un chirurgo plastico per restituirle bellezza e fascino».

C’è un giovane che le piace in modo particolare?
“Acquafresca del Cagliari. Ha forza, intuizione, essenzialità di gioco, penso che anche stavolta realizzerà i gol per garantire la salvezza alla squadra rossoblù».

15.10.08

ROBERTO alla Giornata Mondiale dell'Alimentazione 2008

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“Il calcio professionista contro la fame”

L’impatto del cambiamento climatico e della bioenergia sulla sicurezza alimentare mondiale è il tema della Giornata Mondiale dell’Alimentazione di quest’anno, che sarà celebrata in oltre 150 paesi. La Giornata commemora il 16 ottobre 1945, data di fondazione della FAO.

“Il riscaldamento globale è già in corso e le strategie di adattamento sono ormai una questione di urgente necessità, specialmente per i paesi poveri dove vive la maggior parte dei 920 milioni di persone che soffrono la fame cronica. Occorre sviluppare con urgenza strategie di adattamento, e riconsiderare le destinazioni di uso della terra, i programmi di sicurezza alimentare e le politiche per il settore ittico e per quello forestale per proteggere le popolazioni povere dagli effetti del cambiamento climatico”, ha affermato Alexander Müller, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Gestione Risorse Naturali ed Ambiente.

Discorso di Roberto Baggio
:

"Eccellenze,
Signore e Signori,

Sono molto lieto e onorato di essere stato invitato qui in FAO, oggi, dove nell’ottobre 2002 sono stato nominato Ambasciatore di buona volontà di questa organizzazione. La ringrazio ancora, Signor Direttore Generale, per quella preziosa nomina.

Continuo ad essere fiero del riconoscimento di cui la FAO ha voluto onorarmi, perché ogni voce può contribuire ad accrescere la sensibilità nei confronti di un problema che non riguarda gli altri ma tutti noi e ciascuno di noi: la lotta contro la fame nel mondo.

E’ un obbligo morale, personale e professionale, l’essere al vostro lato, in nome di tutti coloro che si trovano, a tutt’oggi, in condizione di disagio, povertà e sofferenza.

E’ con questo spirito che ho fatto di tutto per essere qui con voi oggi – e vi prego di scusarmi sin da ora, ma dovrò lasciare la sala prima della fine dei lavori per via di un impegno improrogabile.

Sono lieto di rendermi conto di quanti di voi hanno risposto in maniera incredibile a questo appello. Essere presente in occasione del lancio di questa campagna mondiale di solidarietà. Per me quasi un tuffo nel passato, un’emozione grande, e, nello stesso tempo, un enorme slancio verso un avvenire di speranza.

Mi auguro che questo nostro incontro oggi, ci spinga concretamente ad un impegno ancora più deciso per assicurare ai milioni di vittime innocenti che soffrono la fame, le risorse necessarie per coltivare le speranze di una vita migliore.

Permettetemi quindi di rivolgere, nella mia qualità di Ambasciatore di buona volontà della FAO, un appello a tutti voi, che siete qui con me con le mie stesse motivazioni, ma in particolare ai giovani che spero mi ascoltino:

Sta a voi, ragazzi, infondere nuovo slancio nel processo di solidarietà mondiale contro la fame.

Sta a voi far sì che un mondo giusto si diffonda e si consolidi, che esso significhi, soprattutto, un mondo libero dalla povertà e dalla fame. Perché la fame non è un male inevitabile.

Sta a voi, ragazzi.

E’ tempo, ora, di generoso e concreto impegno.

Dobbiamo far sì che ognuno di noi possa sentirsi protagonista in questa battaglia.

Dobbiamo far si che ognuno di noi possa sentirsi un eroe moderno e un eroe moderno è animato da passione, determinazione, coraggio.

I giovani sono così. Io mi fido dei giovani.

Un eroe moderno non si arrende mai.

Combattiamo insieme questa battaglia moderna, Vinciamo insieme!


Vi ringrazio."


Il Webcasting della Manifestazione : QUI

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Il servizio video dell'ANSA: QUI

08.10.08

ROBERTO alla serata in onore di STEFANO

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B&B calcio da sogno, forza Stefano, grande ragazzo, semplice e buono

Per guardare l'intervista integrale al tg1 di Roberto clicca QUI

"Stefano - dice Roberto- è un eroe moderno capace di mettere la sua faccia e la sua sofferenza in mostra ai fini della ricerca per una malattia ancora conosciuta poco. C'è grandissima emozione, sarà una serata particolare soprattutto per Stefano. Dobbiamo dire grazie al suo grandissimo coraggio, non ha nascosto la malattia. Anzi, l'ha resa pubblica e questo va sottolineato. Lotta giorno dopo giorno e noi dobbiamo essergli al fianco. Sono qui per dare una mano a Stefano.
Insieme abbiamo fatto grandi cose, poi purtroppo ci siamo divisi. Ora però guardiamo al futuro. Alla ricerca contro questo male, per aiutare tanta gente che soffre. E' necessario ringraziare la Fiorentina, il Milan e tutto il pubblico che stasera sarà allo stadio. Sono loro i veri artefici di questa raccolta fondi."

E' necessario sostenere la ricerca, e questa sera a allo stadio "Artemio Franchi" di Firenze, Roberto e tanti altri amici testimonieranno la loro vicinanza a Stefano e alle persone colpite da questo terribile male.


PER INFO SULLA SLA, VEDI IL SITO DELL'ASSOCIAZIONE ITALIANA SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA

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03.10.08

Forza Stefano!

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ROBERTO SARA' AL FIANCO DI STEFANO MERCOLEDI' SERA ALLO STADIO FRANCHI, QUANDO TANTI AMICI DI BORGONOVO TESTIMONIERANNO LA LORO VICINANZA ALL'EX BOMBER, OGGI IMPEGNATO NELLA SUA BATTAGLIA PIU' DURA, QUELLA CONTRO LA SLA. SARA' ANCHE L'OCCASIONE, SEMPRE PER VOLONTA' DI STEFANO, PER RACCOGLIERE FONDI PER SCONFIGGERE QUESTA TERRIBILE MALATTIA. ALL'INTERNO DELLA MANIFESTAZIONE SARA' DISPUTATA ANCHE UNA PARTITA TRA FIORENTINA E MILAN (CUI ROBERTO NON POTRA' PRENDERE PARTE, MA CHE VEDRA' PROTAGONISTI ALCUNE VECCHI COMPAGNI DI STEFANO TRA I VIOLA E I ROSSONERI). IL TUTTO SARA' VISIBILE SU SKY SPORT.

Una lieve infezione ha fatto scattare l'allarme. Stefano Borgonovo ha chiesto subito aiuto ai medici. Antibiotici e controlli quotidiani. Per niente al mondo salterebbe l'appuntamento con Firenze. Mercoledì sera, stadio Franchi. Il suo stadio. L'amichevole Fiorentina-Milan. Una notte per dichiarare guerra alla Sla. Un aereo apposito, mille attenzioni. Il viaggio durerà tre giorni. Ma Stefano vuole essere in campo. Intanto, concede la prima intervista dal giorno in cui ha rotto il silenzio. Domande via mail e risposte che ha dettato con gli occhi al computer.

Quando hai deciso di raccontare la tua storia?
"E' stato un crescere di sensazioni, in più Chantal ogni volta che saltava fuori l'argomento ribadiva il suo pensiero".

La manifestazione di affetto più bella che hai ricevuto?
"Quando, dopo tre mesi di ospedale, entrando in casa le mie bambine mi hanno fatto trovare un cartellone con scritto:'Bentornato papà!'".

Tanti casi di Sla, ci può essere un collegamento fra le cure mediche o le terapie seguite negli anni in cui hai giocato?
"Io credo a una malformazione genetica. Lasciamo stare il calcio. Se potessi tornare indietro rimetterei gli scarpini e rifarei gol alla Juve al novantesimo".

Il nome di una persona che vorresti vedere mercoledì.
"Enrico Cucchi ma purtroppo...". (n.d.r. Cucchi ex giocatore della Fiorentina è morto per un tumore).

Calcio e doping: qual è il messaggio per i giovani?
"Ho una scuola calcio dal 2001 con Marco Barollo. Abbiamo sempre detto ai ragazzi: 'Divertitevi'. Il bambino sa che quando entra in campo inizia il divertimento. Punto e basta".

Negli anni della malattia, oltre alla famiglia, chi ti è stato più vicino?
"Tutti quelli che lavorano con me alla Extra Sport, la mia scuola calcio. Anche perché altri non volevo vederli".

Dopo l'amichevole di Firenze ti aspetti altre iniziative simili? "Sicuramente. Il calcio sarà determinante per sconfiggere questa 'stronza'".

C'è una persona che non ti aspettavi di sentire dopo l'annuncio della malattia?
"Il mister Agroppi. E' stato un grande, mi ha dato forza e coraggio. Un'entrata di stile e di grande sensibilità".

Ti emozionerà rivedere al Franchi tanti ex compagni?
"Molto. Tornerò a Firenze per la terza volta. La più importante. Io e Chantal Firenze l'avevamo scelta per viverci tutta la vita già una settimana dopo che eravamo arrivati. Perché i fiorentini non sanno tradirti. A Firenze sono finito in nazionale ma ho passato anche tanti mesi senza fare gol. Nel bene e nel male sono sempre stato uno di loro".

Che ricordi hai dei tifosi fiorentini?
"Ho la foto in cornice della Fiesole. Proprio di fronte al letto. E' la coreografia più bella di sempre. Fu il giorno di Fiorentina-Juve, col ritorno di Baggio a Firenze. Quando Robi è venuto a trovarmi l'ha vista e abbiamo riso".

Cosa ti senti di promettere a Firenze?
"Di non mollare mai. Lo spirito, il carattere dei fiorentini insegnano. Sono metà toscano".

Un messaggio ai tuoi vecchi compagni.
"Continuate ad amare il calcio".

Cosa ti ha detto Baggio quando è venuto a trovarti?
"Mi ha promesso un assist per mercoledì prossimo".

Fonte: Gazzetta dello Sport del 3 ottobre 2008

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24.08.08

Intervista a Roberto

Passi vent'anni sperando che torni il più presto possibile e gli altri venti augurandoti che non torni più. Perché hai invocato ostinatamente il miracolo: il rientro sempre più rapido dall'infortunio sempre più grave, per la voglia di rivedere in campo le sue giocate e la sua fantasia. E perché, soltanto dopo il ritiro, hai scoperto che l'uomo con i suoi desideri più semplici aveva preso il posto del campione e delle emozioni uniche che sapeva regalare. Dalla normalità della straordinarietà alla straordinarietà della normalità: un percorso che Roberto Baggio ha saputo compiere senza ostentazioni, con umiltà e tenacia.

In mutande l'avevo lasciato quattro anni fa, Milan-Brescia l'ultima partita, e in mutande me lo ritrovo di fronte in un giorno d'agosto, "nel limbo del nulla estivo". Altavilla Vicentina, una strada in salita e una mezza curva a destra prima del portone di legno: Robi è rientrato un paio d'ore fa da Asiago e ha cominciato a tagliare l'erba con una macchina moderna eppure rumorosissima. Ettari di prato all'inglese. I pantaloni li ha sacrificati al caldo e all'umidità, ha tenuto addosso soltanto una camicia verde bottiglia e un berretto calzato alla ciclista.

Sul berretto è impressa una delle tante battute importate dall'Argentina, "que perro camorrero...", "che casinista...". Indimenticabile la volta in cui Robi si presentò a Lippi - stagione nervosamente interista - con la scritta "matame si no te sirvo", ammazzami se non ti servo.

Sudato, le cicatrici che gli segnano le ginocchia e raccontano la sua storia più tormentata, conserva ancora il brillantino al lobo sinistro. "Negli ultimi mesi ho ripreso qualche chilo", quasi si scusa, "colpa del vino. Quando sono a tavola non so resistere a un paio di bicchieri di prosecco bello fresco, soprattutto in giornate come questa. Se smetto per un mese, di chili ne perdo subito quattro o cinque. E poi ho un metabolismo che fa schifo: ingrasso soltanto guardandolo, il cibo. Sono fuori registro, da sempre. Quanti aerei ho perso per colpa dell'antidoping quando giocavo. Catania, Lecce, Napoli, troppe volte mi è toccato dormire fuori e rientrare da solo la mattina seguente. Finivo la partita totalmente disidratato: le funzioni riprendevano dopo sei, sette ore. Ti lascio immaginare cosa accadeva dopo una notturna. Soltanto negli ultimi due anni a Brescia sono riuscito a risolvere il problema, evitando di fare pipì nelle ore che precedevano la partita. Poi, però, mi toccava tenerla per novanta minuti".

Cosa fa Baggio? come vive? quando torna? ma ha voglia di tornare? si annoia senza il pallone? davvero non gli manca? e i vuoti come li riempie?
Sempre le stesse domande per quattro anni, quelli dell'assenza. Poste con un affetto e un rispetto speciali però. "Sto bene, sul serio. Questo che vedi è il mio mondo, la casa, il prato, il bosco, il capanno, gli uccelli, il magazzino. Non credo che potrei azzerare tutto per risalire sulla giostra, oggi. Un altro trasloco non è possibile e in questo momento neanche lo desidero. Siamo in cinque, devo pensare innanzitutto ai figli, diciotto, quattordici e tre anni: hanno il diritto di essere seguiti da vicino. Mi godo la libertà di guardare con fiducia a ciò che li attende. Con tutte le cose che devo fare non ho il tempo per annoiarmi, e in fondo un po' di noia l'avevo messa in conto. Mi sento padrone delle mie giornate, è una sensazione fantastica. Avevo a lungo sognato di potermi permettere una vita del genere: di non avere più presidenti, direttori, allenatori, obblighi, scadenze, orari da rispettare. Quel che dovevo fare l'ho fatto, al calcio ho dato tutto me stesso. Fin da quando ero ragazzino, domandalo a mio padre, non ho pensato ad altro. Allenamenti, ritiri, viaggi, alberghi, partite e ancora allenamenti: mi sembrava di essere Cutolo... Non ho fatto un passo indietro, ma due avanti".

Soprattutto come uomo. "Non mi va di fare discorsi troppo seri ma questo pezzo di vita l'avevo preparato. Se ci pensi, in quattordici anni di amicizia e collaborazione con Vittorio (Vittorio Petrone, il suo agente, ndr) non abbiamo mai progettato una seconda carriera, un dopo nel calcio. Volevo vedere com'è il mondo, provare il gusto delle cose semplici e fare a tempo pieno tutto quello che da calciatore mi era permesso di fare per solo venti giorni all'anno. Anche frequentare gli amici: l'amicizia è il più alto valore dell'essere umano, come mi ripeteva Ikeda, il maestro".

Al polso destro porta due braccialetti di gomma con la stessa scritta, "Heroes Company". Spiega che è una delle iniziative che lo impegnano maggiormente. "Un'organizzazione no profit che ho fondato con Vittorio un anno fa, settembre duemilasette. Eravamo ospiti in un villaggio a una settantina di chilometri da Vientiane, la capitale del Laos, dove avevamo portato degli strumenti didattici per combattere l'aviaria - da sei anni sono ambasciatore della Fao. Mi aveva conquistato il lavoro dei volontari, gli eroi moderni, e ho sentito il desiderio di dare una mano. Lì è nata Heroes Company. Da mesi stiamo progettando interventi di assistenza alle persone rimaste ferite in modo grave dalle mine anti-uomo, donando arti artificiali. Sogno anche di andare in Birmania per consegnare al Nobel per la Pace San Suu Kyi - agli arresti domiciliari - il riconoscimento che le hanno assegnato il presidente Napolitano e Walter Veltroni, da sindaco di Roma. È stata lei a volere che fossi io a riceverlo al suo posto. Il problema è che in questo momento sia io sia Vittorio siamo nella black list degli indesiderati dal governo birmano".

Robi sembra appagato, in perfetta armonia con le cose che lo circondano. E al presente. Gli unici ritorni che si concede sono quelli dall'Argentina, dalla Pampa. Il più recente a fine luglio. Mi mostra una foto scattata dopo una battuta di caccia: la metà del cinghiale di oltre due metri che ha centrato nella notte. "Di giorno animali di queste dimensioni non li vedi. Un maschio di 168 chili, furbo, doveva averne viste di tutti i colori: conosceva il cacciatore, le cartucce, i cani, li sentiva a chilometri. Tre uscite a vuoto e finalmente l'abbiamo incrociato di nuovo. Nelle sere precedenti avevamo incontrato soltanto femmine e piccoli, e le femmine e i piccoli non si toccano. Riuscire a pensare come l'animale che stai inseguendo, anticiparne le mosse è un gioco alla pari: istinto contro istinto, esperienza contro esperienza. E siamo nel suo territorio. Sapessi quanti contadini ci chiamano per chiederci di fermare i cinghiali che devastano i loro campi... Diverse volte ho provato a spiegare il mio rapporto con la caccia, senza riuscirci. Soltanto chi la vive con il mio stesso entusiasmo e rispetto può capire".

Da una prima vita costruita con i piedi a una seconda fatta con le mani, nuovi strumenti, nuovi temi, nuovi elementi. Robi colleziona gabbie per uccelli, le restaura personalmente: ne ha più di duecento. E specchietti per le allodole: ne possiede di inglesi, di francesi, dei primi del Novecento. E poi richiami, stampi, anatre di legno povero annerite col catrame: quattro appartenevano a Giacomo Puccini ("le ho trovate sul lago di Massaciuccoli dove andava a caccia"). Lavora volentieri e con insospettabile abilità il legno, ha anche rimesso a posto un barcone da pescatori acquistato a Grado. L'ha piazzato al centro di una delle tre stanze dedicate a questa sua passione.
Poche le tracce di calcio, nella villa su tre livelli. Alle pareti foto di Ronaldo, Zamorano, Zanetti con Valentina e Mattia (i due primi figli di Baggio, ndr). Il Pallone d'oro ha il posto più nobile, nel corridoio che porta alla camera da letto e di fianco ai primi scarpini, del numero ventotto, che sua madre gli ha restituito trentatré anni dopo, quando Robi ne ha fatti quaranta. Le maglie ci sono tutte, riempiono una serie di armadi bianchi chiusi a chiave, di sotto, nel magazzino. "Non le ho mai mostrate a nessuno, ne avrò più di seicento, quella di Maradona ai Mondiali, di Pelé nel Santos, e poi Van Basten, Gullit, Zico, Baresi. Ho conservato anche le scarpe e le tute".

Un ordine sorprendente, quasi maniacale. "Tengo dietro a tutto io. Non ho più bisogno dei fuochi d'artificio, ma neppure di sacrifici. Ricordo gli anni con Sacchi in Nazionale, ogni stagione con lui ne valeva cinque con un altro. Non staccava mai. Tra campionato e coppe giocavamo la domenica, il mercoledì e di nuovo la domenica. Ci allenavamo tutti i giorni, anche il trentuno dicembre e il primo gennaio e, insomma, lui nella settimana libera, a febbraio mi pare, si inventò gli stage alla Borghesiana. Campo, pranzo, videocassette, e ancora campo. Quando mi riusciva di scappare a casa per un giorno mi sembrava di entrare in Paradiso. La fatica era soprattutto mentale, per uno spirito libero come il mio. A Vale, a Mattia ho portato via quattordici anni di presenza". Ricicla una delle sue battute: "Leonardo, il mio più piccolo, quando mi ha visto la prima volta ha urlato: nonno!".

Una doccia rapida, il codino non c'è più da un pezzo: capelli corti e grigi, comodi. Mi porta a pranzo a dieci minuti d'auto da Altavilla: da Benetti, che curiosamente si chiama Romeo, alleva gustosissimi polli ruspanti e coltiva amicizie di qualità, da Mario Rigoni Stern ("abbiamo trascorso tante giornate insieme e non mi ha mai parlato dei suoi libri, se non una volta, alla vigilia di Natale di qualche anno fa, quando sottolineò il rapporto tra la ricchezza di oggi e la miseria di allora: è stata una grande perdita") a Gian Antonio Stella, a un altro straordinario giornalista, Gigi Riva. Con noi c'è Claudio, il padre della moglie di Roberto, Andreina. Chiacchierano senza soluzione di continuità - e bevono - in veneto strettissimo, una lingua che si apre ogni tanto al calcio. "Quando Berlusconi e Galliani hanno cominciato a parlare di Ronaldinho", dice Robi, "ho capito che l'avrebbero preso. Al Milan sono fatti così, amano quel genere di giocatore: volevano costruire un blocco brasiliano e soprattutto recuperare Ronaldinho stimolandolo con la concorrenza di Kakà e Pato. Non può permettersi di arrivare terzo nel suo Brasile. Non so cosa gli sia capitato a Barcellona, ma qualcosa dev'essere successo perché a un certo punto Rijkaard non l'ha più convocato e hanno cominciato a far uscire voci su presunti dissapori con Eto'o, ai quali non ho mai creduto. Se hai Ronaldinho non lo tieni in panchina. A meno che tu non abbia un motivo molto serio. Adesso il Barcellona lo allena il mio amico Pep Guardiola: un tipo molto intelligente, gli auguro di ottenere i successi che merita. Ha iniziato alla grande, nei preliminari di Champions".

Un secondo di silenzio prima di parlare di Inter. "Mancio si è tagliato la testa da solo dopo la partita col Liverpool, lì l'allenatore mi ha ricordato il calciatore. Un giocatore formidabile ma con un limite, o almeno così dice la sua storia: nelle sfide che contavano andava in difficoltà". Un'altra pausa e una sorta di affondo: "E non era, non è il solo. Rimpianti? Piuttosto pensieri che ogni tanto si riaffacciano. Il tiro al volo nella partita con la Francia ai Mondiali del '98, ad esempio. In quell'occasione Barthez scivolò ma io me ne accorsi in ritardo, quando avevo già preparato la battuta di prima intenzione. Se fossi stato più freddo, avrei segnato di sicuro e non ci avrebbe più fermato nessuno".

Intervista di Ivan Zazzaroni
Fonte: La Repubblica

E' DI NUOVO ATTIVA LA SEZIONE GIRODELMONDO, CON I GOL DA TUTTO IL MONDO

20.06.08

Aung San Suu Kyi compie 63 anni

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Aung San Suu Kyi compie 63 anni. Premio Nobel per la Pace e Donna simbolo di una lotta commovente e coraggiosa in favore della libertà del suo Paese.

Nel giorno del sessantatreesimo compleanno della leader della Lega nazionale per la democrazia (Nld), un centinaio di attivisti dell'opposizione al regime militare della Birmania ha liberato 63 pappagallini davanti alla sede del partito, a Rangoon, per chiedere la liberazione del premio Nobel per la Pace, privata della propria libertà da quasi vent'anni.

Giungano a Aung San Suu Kyi gli auguri e il sostegno di Roberto e di tutti gli uomini e le donne che si battono per la Pace e la Democrazia in Birmania.

AVVISO
A causa di alcuni aggiornamenti tecnici del sito, divenuti improrogabili, in questi giorni potrebbero verificarsi alcuni black-out esclusivamente nella sezioni commenti. Torneremo presto alla normalità.

26.05.08

Appello di Roberto Baggio a favore della Birmania

Qui in Italia ricevo messaggi sempre più frammentati sulla tragica situazione in Birmania. Purtroppo, anche i mezzi di comunicazione stanno oscurando una vicenda che invece merita tutta la nostra attenzione e tutto il nostro aiuto.

Stime di cui sono entrato in possesso parlano di oltre 100mila morti, a cui si devono aggiungere lo spettro delle epidemie e un regime che continua ostinatamente a rallentare l'invio di aiuti umanitari. A quasi tre settimane dal disastro, nelle zone colpite dal ciclone Nargis i soccorritori per poter venire in Birmania devono ancora negoziare con il Ministero degli Esteri e con le massime autorità del paese che continuano ad imporre restrizioni alle agenzie umanitarie straniere. La situazione è insostenibile. Dobbiamo porre ascolto a questa immane tragedia. Da genitore soffro ancora di più nell’apprendere che sono ben trentamila i bambini che stanno morendo di fame in Birmania in queste ore e se l'Europa e la comunità internazionale non intervengono subito avremo la responsabilità di non aver saputo evitare questa ennesima catastrofe.

Sono seduto in casa mia, scosso da tutto quello che apprendo sulla Birmania. Penso a questa incredibile situazione, penso a cosa è possibile fare da qui. Mi piacerebbe farvi pervenire tutto il mio incoraggiamento. A distanza di migliaia chilometri è difficile, però spero possa giungere a tutto il popolo birmano tutta la mia vicinanza e solidarietà. Chi può rimanere insensibile alla tragedia di queste creature innocenti che comprende non solo i morti ma tutti i bambini che, sopravvissuti alla furia del ciclone Nargis, sono ora piegati dalla fame, consumati dalla dissenteria, stremati dalla pioggia incessante e dal freddo?

E’ importante sforzarsi perché nulla, davvero nulla, rimanga intentato. Tuttavia, mentre i superstiti sono minacciati dalle malattie, le squadre di operatori sanitari pronte a intervenire sono ferme ai posti di blocco o sottoposte a pesanti impedimenti. Nonostante la mobilitazione internazionale, e gli sforzi di chi si trova sul posto, in queste condizioni è difficilissimo far fronte alla crisi. Il popolo birmano, un popolo eroico e fiero, sta lottando con tutte le proprie forze, e il nostro sostegno rappresenta la meritata ricompensa alla loro determinazione e al loro infinito coraggio.

I sopravvissuti, molti dei quali feriti, necessitano di immediata assistenza, dato che mancano acqua potabile, ripari, cibo e altri generi di prima necessità. Di fatto il ciclone ha ridotto allo stremo un Paese già in ginocchio per tanti anni di dura dittatura militare.

So che i birmani possiedono un grande spirito, in questo periodo hanno lottato contro le avversità con una forza e una dignità che ha commosso il mondo intero: il mio cuore non può che essere accanto al loro. Sono sicuro che anche in queste ore sapranno trovare la forza necessaria. Non lasciamoli soli. Meritano tutto il nostro appoggio. Facciamo in modo che possano sentire la nostra vicinanza.

Mi appello al buon senso della giunta militare birmana chiedendo loro di “aprire” le frontiere alle agenzie internazionali e alle Nazioni Unite per tentare un intervento celere e risoluto e per salvare le vite di questa gente innocente e per non aggiungere sofferenza ad altra sofferenza.

Chiedo inoltre alla Giunta Militare Birmana un atto di buona volontà e il rilascio del Premio Nobel e leader delle forze democratiche del Paese, Aung San Suu Kyi, tenuta prigioniera negli ultimi 18 anni.

Roberto Baggio
Vittorio Petrone

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19.05.08

Inter Campione d'Italia

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L'Inter è campione d'Italia. Al presidente Massimo Moratti, al capitano Javier Zanetti e a tutti i tifosi nerazzurri vanno i complimenti di Roberto e di RB.Com.

09.05.08

Josep Guardiola al Barça!

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Josep Guardiola, compagno di squadra a Brescia e amico di Roberto, è il nuovo allenatore del Barcellona: Complimenti Pep, e un grande in bocca al lupo!

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